Mai una cosa sola – un inserviente

Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

Tu di sicuro adesso ti dirai “quella faccia l’ho già vista”
senza riuscire ad associarla ad un ricordo chiaro ci ripenserai.
Eppure mi hai guardato bene
quando col braccio mi hai scontrato il fianco
ed ho strappato stanco il tuo biglietto giallo e azzurro per la sua metà.

Non un cenno, non un “ciao”; un sorriso? Neppure a dirlo.
Ho incassato, di risposta al mio saluto, un grugnito affatto divertito.
Biglietto in tasca e via a sedersi,
la mano indaga il portafogli,
non si sa mai questi inservienti arrotondassero di qua e di la.

Succede dappertutto, non stupisco, non sei il solo, non ti preoccupare,
non c’è bisogno di sentirsi in difficoltà, non è peccato grave,
dopotutto già dal primo banco,
la maestra ti ha spiegato bene
che dentro al mondo non c’è via di mezzo tra chi sta in piedi e chi sta a sedere.

Adesso in pista col leone, l’inserviente fatto domatore
ti mette in fronte al fatto pratico del vecchio monaco che cambia d’abito,
a questo non sei preparato,
nel tuo quadro ben organizzato, dai soggetti chiari e ben distinti
o stacchi dallo sfondo oppure non esisti.

Credito si chiama il vento che fa oscillare l’ago e la bilancia,
apprezzare o disprezzare una persona ancora prima di vederla in faccia,
precede qualche metro scarso l’arrivo stesso della sua figura,
elenco di superlativi oppure offese, fango e ancora spazzatura.

Una volta appiccicato addosso è difficile da eliminare,
a meno che non sia la gente stessa a decidersi a ritrattare.
Bada bene che deve esser tanta, unita e molto ben organizzata,
altrimenti corre il rischio grave di rimanere minoranza a vita.

Difficile capire quale madre ingrata sgravi tanto pregiudizio,
talvolta è retaggio storico, talvolta razza ancora più che vizio,
che vuole il muratore grezzo, la femmina un poco puttana
oppure, come in questo caso, l’inserviente fuori dalla sala.

Mentre carezzo tigri come gatti
sorridi e applaudi, ché lo fanno tutti,
chissà che faccia se vedessi la contorsionista mentre lava i piatti,
Houdini che paga tasse e debiti coi soldi fatti a colpi di magia,
a pensarlo un mondo finto più del vero è battito di fantasia.

Non si è mai una cosa sola,
spesso più che scelta sceglie la necessità,
non è spettacolo ma vita bella e buona che va in scena qua.

Hanno suonato:

Valentina Pira: voce
Andrea Belmonte: pianoforte
Ignazio Alayza: viola
Valter Bono: batteria
Gabriele Ferdeghini: violoncello
Erica Mazzacua: violino
Luca Silvestri: ukulele basso