L’ultima della quindicina

Al pranzo di nozze - Le canzoni da marciapiede

Dietro l’ombra di una persiana chiusa
si consuma un commiato senza lacrime,
dopo un’altra quindicina
il pianerottolo accoglie le valigie di chi arriva, di chi va.

Maschietti: felicità!
Che per patir ci sarà il tempo,
accaparratevi il biglietto per un viaggio in paradiso,
per voi, gli angeli più belli li ho voluti tutti qua

le belle vanno in città
a contentare un’altra piazza,
per la veloce della staffa resta aperto tutta notte il portone del boudoir.

Odora d’acqua di colonia e dopo barba da due lire il salottino, c’è chi ha messo addosso il frac,
un giovanotto, con le guance un poco rosse, segue la sua bella in camera, sa che più non la vedrà…

Via-vai di donne da guai
per marinai in libera uscita,
dall’entrata di servizio è arrivato l’onorevole, anche lui per salutar.

Anima e corpo, vorrei,
coprir di baci te soltanto,
ma il viver mio lo scrive il vento, con un soffio strappa un foglio al calendario
e in un momento mi riporta via di qua.

Sopra una ruota si sta,
non si va mai allo stesso verso,
domani sul divano rosso, troverai una gatta nuova e l’amerai come ami me.

A stento il giovane, una lacrima dagli occhi, con orgoglio tutto maschio non permette di cascar,
la bella all’uscio lo saluta, giusto il tic d’un occhiolino ed è già tempo per il prossimo d’entrar…

Spunta uno stelo candido di rosa,
dalla giacca doppio petto all’onorevole, ?mio bel fiore, resta qui che ci si sposa?
ed è tempo per la bella di tornare a recitar…

Anima e corpo vorrei,
coprir di baci voi soltanto,
ma il viver mio lo scrive il vento oggi soffia un altro verso caro amore non tentar,
domani sul divano rosso troverete un’altra gatta e l’amerete quanto me,
in paradiso o giù all’inferno, dono, tentazione e danno, in seta morbida e guepiere.

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