L’albero dei soldi

Vorrei il libro blu
dell’interpretazione dei bisogni,
i sogni li ho perduti via facendo, ma mi accontento
di un’indicazione chiara verso l’albero dei soldi.

Poi ci metta,
una pastiglia per restare svegli,
una specchiera per vedersi belli, dei menestrelli
che improvvisino una danza quando capicollo giù.

No, non sono matta, forse un pizzico distratta
ma col caldo dica lei come si fa,
ho il carrello pieno, ma una cosa che mi serva
a cercarla con la lente, no, non c’è.

Una guida
alla pesca dei miracoli precotti,
precetti da seguire per salvarsi, per non trovarsi
alla soglia d’ottant’anni retrocessi in serie B.

Quadri astratti tingono di rosso, se li guardi,
appesi nudi e gratis.

Stufa a legna,
tale e quale quella dei miei nonni,
che scalda come quella di quegli anni, quando ai miei nonni
l’hanno fatta buttar via perchè “è col gas che poi risparmi”.

Un sacchetto a pois,
organico e perciò non inquinante,
fa bene al portafogli e anche all’ambiente, è conveniente,
ma è la sporta della spesa in tela di trent’anni fa!

Stare dietro al mondo, di corsa o rallentando
è impresa proprio che non riesco a far,
slaccio l’orologio, stacco il calendario
benedico la mia irregolarità.

Lumi accesi per
la commemorazione degli stolti,
conversazione ormai senza argomenti, resta tra i denti
l’ombra timida di un “grazie” che non riesco a tirar via.

Questo è il gran bazar delle intenzioni, dei “potrei”,
del “non cambio mai”.
Cerco identità, tenuta bene, se si può,
chi sono non so.

Poi mi spieghi,
tanta fatica per tirare avanti,
inciampare e poi tornare su quei passi,
fatti di fretta sulle orme di passanti riflessivi più di me.

Questo è il gran bazar delle intenzioni, dei “potrei”,
del “non cambio mai”,
quadri astratti tingono di rosso, se li guardi,
appesi nudi e gratis.

Cerco libertà dalle catene che non ho
ma che acquisterò col tempo,
cerco identità, tenuta bene, se si può,
chi sono non so.