Il piatto forte

Ancora vino per me,
che questa è cena da bere,
cimitero di cicche e bottiglie la tavola, imbarazzo di cameriere.

Si leva un brindisi per
qualcuno di cui non ricordo il nome,
paonazze le facce, cortina di fumo, gonne e cravatte allentate.

Cade una goccia di rosso rubino dritta sulla tovaglia e l’odore si spande,
si fanno più forti le voci, più audaci gli incroci di mani e di sguardi,
un altro giro di vino e va giù anche il sipario sul poco pudore serbato finora,
si arriva a parlare di sesso come adolescenti dopo la scuola.

Se so qualcosa di te?
l’auto che guidi ed il nome,
quale migliore occasione per dire parole, dimenticherò,

Mentre racconti di te – credo -,
trovo che hai un buon odore,
con tempismo perfetto il commensale di fianco cede la sedia e sorride,

E mentre arriva il caffè con il conto, e non riesce a star fermo questo pavimento,
s’è fatto stretto lo spazio sul tavolo, ho la certezza d’esser fuori controllo,
mi sfiori le calze, non credo ti basti un biglietto col numero sotto al bicchiere,
cerchi lo scontro diretto, temo dovrò rifiutare.

Auto che accosta la dove nessuno la vedrà,
scendono a scatti lenti i sedili,
tremano tintinnando orecchini,
appanna i vetri la fame affanata del pasto aspettato di più,
serviti e gusta, a piene mani, il piatto forte del menu.

La sveglia segna le sei,
tacchi in mano, spalline giù,
giallo ambra la stanza, primo accenno di alba, letto matrimoniale,

Via il vestivo, via,
il trucco già non l’avevo più, scivolo tra le coperte col ricordo asciugato di mezz’ora fa.

Fa capolino la luce del giorno, mentre idealizzo d’un prossimo incontro,
talmente immersa nel nuovo ricordo da non far caso alla schiena che scontro,
passato il sonno mi restano addosso gli odori e il sapore dei doni concessi,
ma mi domando se è peggio tradire o mentire a se stessi…