Il lanciatore di coltelli

Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

Preceduto da uno sferragliar di lame entra in scena il lanciatore di coltelli:
naso puntuto, passo lungo, cavallo da dressage; schiena dritta, mani lunghe e polsi snelli.

Alle dita né fede né anelli, non è uomo da legami stretti.

La platea, d’un tratto presa da sconcerto,
si fa tutta quanta un volgere di sguardo,
come fa il giorno dell’interrogazione, poveretto,
lo studente reo di non aver studiato.

Un occhio al direttore, un occhio al pubblico: inizia il numero!

Ultimo di dodici fratelli che non vede da vent’anni, ne racconta molto poco volentieri,
vive dentro un bilico argentato con un grosso cano alano, una ballerina e un nano indiavolato.
Pare non aver rimorso alcuno del suo dualismo cronico che lo vede un giorno falco un giorno guercio,
tiene stretto sotto braccio il mezzo principe per calarti nelle tenebre o ergerti sul trono.

Ad esempio:

Un giorno gli hanno detto ch’era morto un poveretto,
una notte folle: medicine e coca.
“Poverino!” ha commentato abbassando la cornetta,
sistemando nel frattempo lama e ruota,

“BANCHETTAVA CON LA DROGA!” ha titolato il giorno dopo,
che la madre e mezza Italia lo piangeva,
né indulgenza, niente appello,
che “nessuno l’ha obbligato!”,
e quel titolo era quel che ci voleva!

Sono il lanciatore di coltelli,
taglierò a metà i capelli
del malcapitato scelto per la ruota,
lame appuntite come spilli,
bianchi fogli di giornale
che trionfano di titoli a sonagli.
Se non sai come schivarli io non so che cosa farci,
qui se giri il curo al vento prendi calci,
ma non escludo un ribaltarsi delle parti,
se si alzasse tramontana da voltar carte e denari.

Qualche tempo dopo, a clamore ormai scemato,
l’attenzione della gente già rivolta ad altre cose,
d’improvviso folgorato sopra un taxi per Damasco,
al nostro tornò in mente quella folle notte,

“sono stato forse incauto, certo un po’ precipitoso”,
“chiedo venia, sono un istintivo”,
“ma rimedio presto e subito: nove colonne, un titolo:”,
“non è stata colpa sua, ve lo dicevo!”

Il lanciatore di coltelli
rifarà barba e capelli
al malcapitato in turno per la gogna,
fogli appuntiti come denti,
coccodrilli grigio-verdi ricoperti d’allusioni e di dettagli,
Vaudeville da quattro soldi per avanzi di bordelli,
da far spezzar la penna a Pertini e Montanelli,
carta straccia buona giusto per i carri di Viareggio o per pulirsi il culo in un parcheggio.

Lo scortano tre uomini fin fuori dalla scena,
per paura, più che amore, se non sbaglio,
forse sanno che la carta, specie quella di giornale,
ben usata procura un gran bel taglio.

Hanno suonato:

Valentina Pira: voce
Andrea Belmonte: pianoforte
Valter Bono: batteria
Valentina Renesto: sassofono