Famiglia allargata

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Famiglia allargata

“Noi che per mestiere siamo girovaghi è come nascessimo da capo ogni giorno; ogni volta che la roulotte si ferma in una piazza o la valigia tocca un marciapiede, li comincia una nuova vita…”.

Così recitava, più o meno, il monologo con cui Valentina fino a qualche anno fa apriva i nostri spettacoli; di invenzione, in questa frase, ce n’è davvero poca.

Girare, per chi ha la fortuna di fare il nostro mestiere, è una continua scoperta di luoghi, persone, abitudini, un quotidiano reinventarsi sulla scena perché la musica, come noi del resto, muta e si rimodella, sempre unica, a seconda dell’energia che la circonda. Che ci si trovi in un teatro gremito o in un piccolo club, è sempre l’empatia con il posto e il pubblico che fa la differenza.

Le ultime sere di spettacolo, in questo senso, sono state significative. Abbiamo coperto in quattro tappe ravvicinate Liguria e Piemonte, toccando Zoagli, Pietra Ligure, Alessandria e Bussana.

Al Grottino di Zoagli tornavamo dopo solo qualche settimana dal precedente – e molto riuscito – spettacolo; il posto è piccolo ma accogliente e con Ago, il proprietario, è stato amore a prima vista: appassionato di cabaret e burlesque ha apprezzato talmente tanto quel che facciamo da volerci per una replica la prima data disponibile, l’8 dicembre. Per una serie di coincidenze d’eventi il pubblico era veramente ristretto, ma l’ambiente divertente e informale ci hanno fatto sentire a casa e ne è venuta fuori una serata molto piacevole.

Nuova tappa, nuova famiglia, quella dell’Osteria da Oride di Pietra Ligure. Lì andavamo per la prima volta; il posto, all’interno del centro storico, è una piccola perla: raccolto, caldo, confortevole, con una grande tavolata nella prima sala che ospita, tutti insieme, gli spettatori del concerto, a pochi centimetri dai musicisti. Erika, Mimmo e il resto della squadra cucinano con amore e col sorriso, e questo riempie stomaco e cuore; gli ospiti al tavolo sono incuriositi dalla nostra presenza e, complici la vicinanza e la nostra predisposizione allo scambio di battute, si crea da subito una grande affinità. Spettacolo magico e dopo-spettacolo fatto di chiacchiere e curiosità.

E’ notte quando Erika ci apre le porte della sua bella casa per ospitarci a dormire; libri di Fante, Bukowski, poster di Judith Malina e Van Gogh, tisane e latte di capra, scopriamo di avere parecchie cose in comune.

Il giorno successivo lasciamo Pietra Ligure dopo pranzo per avventurarci verso Alessandria, dove ci aspettano gli amici Ezio Poli e Maria Grazia Nespolo – Mariuccia – del circolo culturale Isola Ritrovata. Li conosciamo da qualche tempo e di solito li incontriamo a Sanremo in occasione del premio Tenco; nonostante questo, però, è la primissima volta che mettiamo piede in questo posto che ha ospitato buona parte della storia della Canzone d’autore italiana.

La serata comincia con un informale buffet, grazie al quale scopriamo le grandi doti culinarie di Ezio (fondatore del presidio Slow Food di Alessandria, peraltro): cous cous, acciughe all’alessandrina, salsiccia di tacchino e peperoni innaffiati da un ottimo Barbera, un po’ di conversazioni con Ezio e ospiti, mentre il pubblico continua, alla spicciolata, a riempire il locale.
Dopo cena, la trasformazione: via piatti e tavoli, si dispongono le sedie a mò di teatro nella sala in cui si fa spettacolo.

Sono più o meno le 22.30 quando si spengono le luci e cominciamo a suonare. Scenderemo dal palco più o meno alle 01.30. Nel frattempo succede di tutto: gag col pubblico, richieste, perfino un inaspettato – per il nostro solito repertorio – omaggio a Tenco, barzellette, bis a non finire.
Il pubblico è in visibilio, noi pure.
Tenevamo molto a questa data, per l’amicizia che ci lega a Ezio e Mariuccia e perché conosciamo il valore culturale dell’Isola, quindi questa entra a pieno titolo tra le serate che non scorderemo. Il gran finale, intorno alle tre, è la degustazione di bagna cauda nella cucina con Ezio.
Dopo aver dormito poco distante in una camera che ha visto, anch’essa, passare buona parte della storia della Canzone d’autore italiana, facciamo ritorno in Liguria, per chiudere questo segmento di tour al ristorante “La Peppia” dell’amico Angelo Delfino – a sua volta ottimo musicista -.
La Peppia è una nostra vecchia conoscenza, ci abbiamo già suonato e ricordavamo bene l’ottima cucina e l’ottimo pubblico.
Entrambe le cose si confermano alla grande: tagliolini al salmone e al tartufo notevoli, vino ottimo e dolce squisito.

Pubblico ristretto ma curioso e attento, che poi è quel che conta; con piacere incontriamo un po’ di volti noti, tra cui l’amico Pino Calautti, dell’Associazione “Aspettando Godot”, promotore di iniziative culturali e musicali di grande qualità.
Due ore di spettacolo che filano via leggere, nonostante la stanchezza delle nottate precedenti inizi a farsi sentire.

Si smontano gli strumenti e ci si sposta a Sanremo, dove ci aspettano un letto e un po’ di ore di riposo, di cui abbiamo estremo bisogno.

La mattina successiva si torna a casa, con un sacco di chilometri, strette di mano, parole e sorrisi addosso e con una voglia matta di ripartire.

 

Il Belmo

By | 2016-12-13T22:31:00+00:00 dicembre 13th, 2016|Diario|0 Comments

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