Di carne di legno

Paese: uno sputo di porfido grigio, su di un foglio di verde marcito;
annoiata, s’adagia sui gomiti la strada di gesso, ne orla il vestito.

Il mare è un pensiero di sale, mischiato dal vento nei giorni che tira il maestrale,
la città qui c’affaccia la testa nei giorni di festa, o carro col morto da portare.

La sera, il corso è parata discreta di donne che cercan marito;
il vestito cucito una dote, Cristo al collo potere esibito.
in questo quadretto illustrato a colori vivaci non manca nessuno:
il figlio del prete, il cornuto, la santa ed il muto, che non parla a nessuno

E succede che “parli” con quello che porta la statua nel giorno del Santo,
“bello come a un attore d’holliwudd”, brillantina ai capelli, severo lo sguardo,

La fuitina tra pecore e fili di fieno, giro a valzer per un nuovo amore,
poi il ritorno al paese che dorme, alla casa del prete a segnare le nozze.

Le nozze col riso, coi fiori alla testa e nel grembo tra tulle e pancera,
ballo d’addio alle uscite la sera, benvenuto a grembiule e dovere,
il miele si secca sul tappo del vaso e la luna la mangiano i tarli,
dalla mano alle cosce alla mano alla faccia è questione di vino e di giorni

Facciata: carteggio di fiori pastello, fondale mattone sbiadito,
condominio addobbato a festa che oggi mia figlia si prende marito.

E’ un cristo a modo, un buon partito, gira il mondo da sopra la nave
e a mia figlia l’ho cresciuta bene, come me sarà moglie devota e fedele.

L’auto da ricchi calpesta manciate di riso sopra il sagrato,
suonano trombe, fila di coccarde bianche alla sala da ballo,
la sposa saluta parenti e serpenti, lo sposo non conta i bicchieri,
consuoceri in imbarazzo quando il figlio comincia il suo andirivieni

dal bagno, con la testimone, rossetto sbavato, ma forse è uno scherzo,
mio marito fa segno “sta muta!”, “perchè l’uomo è di carne, non legno”.