Un circo di paese

  • Oblivio

    Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

    L’ho portata al Circo anche stasera la signora,
    qui nessuno pare farci caso a noi e a quegli occhi di bambina che lampeggiano stranieri dentro un impietoso e onesto viso anziano.
    Nel buio, sotto una volta di stelle bianco latte
    la scaletta si ripete sempre uguale,
    una volta sul cuscino, andrà a aggiungersi all’elenco di quei tanti fatti da dimenticare.

    L’ho portata al Circo anche stasera la signora,
    le ho evitato un’altra visita serale
    dei parenti che le cercano i ricordi con la forza
    con la malattia si ostinano a duellare.
    L’ho portata fuori perché un poco glielo devo,
    con il peso che le fanno sopportare,
    un porto franco dalla pena dell’altrui disperazione,
    un riso o un pianto che non debba spiegare

    Hai visto, Evelina, che belli gli elefanti?
    Chissà quanto tempo ci mettono a insegnargli,
    hop! Un salto dentro un mondo tutto suo,
    che stupido sarei se disturbassi,
    Quel vizio maledetto di svegliare chi si sogna
    e il suo, con gli occhi aperti, è un bel sognare…

    Sopra un filo di pensieri fuori tema dondola,
    vento lieve ne fa danza tra tormento e favola.

    Un giorno, come un quadro che si stacca e non t’avvisa,
    indecisa tra invecchiare senza grazie e senza un grazie,
    guardando dritto in faccia ogni mattina il fallimento
    di un’idea di vita che si fa distante,
    Evelina ha scelto svelta, forse complice il destino,
    di decidersi la storia sul momento,
    proprio li, dove la strada degli eventi si biforca
    tra via “avrei voluto” e “m’accontento”,

    Un elefante nudo danza goffo sulla pista,
    scorre un mondo tutto dietro le pupille,
    ore di giornate perse per lavare ed asciugare
    panni e pianti di mariti e figlie.
    Quante corse per portare altrui bambini a fare cose
    che altrimenti non avrebbero mai fatte,
    al momento del riposo, alla tregua del rifiato
    troppo presto un cielo infame ha fatto notte.

    Una lacrima si fa largo, la tradisce di realtà,
    ma è un momento e un pagliaccio, la riporta dove sta.

    L’ho portata al Circo anche stasera, la signora,
    le regalo un altro giro della pista
    sopra al pony, alla vecchia col sorriso da ragazza,
    una vecchia giostra che le gira in testa,
    l’ho portata al circo, sto correndo un gran bel rischio
    perché a volte si, lei è una roulette russa,
    da quella bocca, capisco sembri cinico sorriderne,
    a volte, non si sa che cosa esca.

    E tu non ci puoi fare che adeguarti,
    Evelina a ruota libera, non sa più comportarsi,
    l’ho vista ai funerali dispensare ilarità,
    l’ho vista ai matrimoni disperarsi.
    Sembra quasi dal suo limbo voler prendere a sassate
    quel castello di cartone dei cliché,
    non le posso dare torto, certo alcuni sposalizi
    fanno disperare un poco pure me.

    Capriola, poi un inchino e il pagliaccio se ne va,
    delicato, sul cuscino, tra i ricordi scivola.

    Hanno suonato:

    Valentina Pira: voce
    Andrea Belmonte: pianoforte
    Erica Mazzacua: violino

  • Niente!

    Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

    Oggi ho visto una signora un po’ in età,
    con un cane in una gonna di lillà
    che abbaiava forte quasi quanto lei.
    Dentro al mare latte, menta e dado Knorr
    di un’aiuola artificiale vista Coop,
    se non fosse per il manto,
    l’uno finto l’altro no,
    ammetto, mi sarei confusa un po’.

    Ché in effetti la signora
    era tutta cinta di una stola gonfia,
    da sembrare panna o schiuma,
    fatta, assai probabilmente,
    d’un volpino inconsenziente,
    parente – o conoscente – di Fifì.

    Ma è anche vero che se stiamo a guardar tutto,
    si può aver tutti ragioni e tutti torto.

    Al Circo non andare, si maltratta l’animale!
    Il cuoio è forte e bello, ma che povero il vitello?
    La carta di quaderno era un albero a sei piani
    che al rombo di una sega è andato giù.

    Se così non posso dire, se cosà non posso fare,
    mi dite voi qual è il corretto agire?

    Niente! Mi fabbrico un difetto di coerenza,
    perché la vita è un furto con destrezza al tempo
    e il cerchio tondo mai non quadrerà! Non quadra…

    Lento, avvolgo il dito al capo di una lenza,
    sperando l’abbondanza di una pesca
    ma è stretto che non mi fa respirar!

    Oggi ho visto un cano alano bianco e blu
    dilettarsi al pianoforte a testa in giù,
    bendato, una zampa di e una no.
    La padrona di Lulù – perché è una lei – dice:
    “L’han bocciata all’esame da deejay”,
    “altrimenti, sa, a quest’ora si era a Ibiza a far fortuna”,
    “e non su un marciapiede a far la Piaf”

    Non è bene costruire una casa dal soffitto,
    e chiunque ti convince del contrario
    mente!

    Si fan più soldi sopra un deficiente,
    che beve tutto quel che gli si ingola
    piuttosto che dar peso ad ogni fiato di parola.
    Non c’è luce più bella di un sorriso,
    se scalpiti cercando il paradiso,
    impara prima a costruirlo qua e ben fatto!

    Sempre, ci provo pure io ma cado in fallo,
    ma il gioco è nello sbaglio, li sta il bello,
    non c’è castello senza drago.

    Alle volte, le signore un po’ in età…

    Hanno suonato:

    Valentina Pira: voce
    Andrea Belmonte: pianoforte
    Valter Bono: batteria
    Valentina Renesto: sassofono

  • L’elefante

    Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

    Un gran numero di ieri da contare tutti in fila,
    il dovere mio di ricordarli tutti,
    siano belli, brutti oppure orribilmente allineati sul normale.
    La memoria può esser dono o gran iattura, io vi dico,
    a seconda da che punto la si guardi,
    mette il dito nelle piaghe che parevano aggiustarsi, riapre i tagli.
    Arranca l’elefante sulle quattro zampe enormi,
    cinto in vita da un tutù da ballerina,
    tanto grosso eppure nulla, non reagisce, non s’incazza,
    purché ci siano fieno e acqua nella stia.
    Gira nella pista assieme a quattro pachidermi,
    le proboscidi legate ad ogni coda,
    come a dire che il ricordo è puro fatto circolare
    e la storia non finisce ma ritorna.

    Così, pazientemente, batto il piede fino a dieci,
    lentamente, che anche un bimbo può contare,
    dieci repliche serali, dieci colpi di rullante, dieci gli anni che qui ho visto già passare.
    Il leone, testa calda, ogni tanto lancia un urlo,
    la fa tragica, monarca decaduto,
    la mia idea è che un buon silenzio possa essere più d’aiuto:
    faccio e taccio, ma qui in testa segno tutto.
    Perché il giorno che verranno a chieder conto di un parere
    al capobranco, al più vecchio del tendone,
    glielo faccio io l’elenco delle cose da aggiustare
    o sarà sciopero, la rivoluzione!
    Anche se, da che ricordi, mai non m’hanno chiesto niente
    salvo d’inchinarmi e mettermi a girare,
    nella testa tengo tutto, memorandum permanente,
    tra me e voi, ormai, è fatto personale.
    Così, pazientemente, batto il piede fino a dieci,
    lentamente, che anche un bimbo può contare:
    dieci repliche serali, dieci colpi di rullante, altri dieci anni lasciati passare,
    dieci repliche serali, dieci colpi di rullante, dieci anni ancora che vi lascio fare
    ancora dieci e dieci colpi, colpi secchi di rullante dieci righe ancora da annotare…

    Hanno suonato:

    Valentina Pira: voce
    Andrea Belmonte: pianoforte
    Valter Bono: batteria
    Valentina Renesto: sassofono

  • Un leone

    Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

    Anche oggi il padrone mi ha dato un tozzo di pane ed è andata la fame,
    e con essa l’idea di scappare che avevo stamani, l’idea di cambiare:
    svestire collare e corona, tornare animale.

    La frusta e la mano del tempo
    hanno fatto che più non mi tema nessuno,
    anche quando ruggisco e m’impenno loro ridono, sanno che mi farò buono,
    caduto da un volo di Pindaro tornerò domo.

    Non godo di buona memoria
    e un grosso elefante, compagno di cella,
    tiene il conto dei calci che ho preso
    quelle volte che ho temuto di saltare il fuoco;
    ho le piaghe alla schiena, la bocca di un vecchio,
    i miei denti non pungono più,
    ma da solo valgo tutto il biglietto,
    sono il re della pista, correte da me!

    I bambini mi guardano e piangono,
    non li muove giustizia o pietà,
    gli hanno detto “il leone è cattivo, se ha fame ti mangia, è questo che fa!”,
    sopra un trespolo schivo un pallone, l’orchestra di slavi mortifica un tango,
    sono un re saltimbanco, non si vede se piango, sul biglietto ho una foto da re.

    Un istinto mi dice che l’alba del grembo volesse un tramonto diverso,
    come un tarlo mi vuota lo stomaco il grido di un “Basta! Ora basto a me stesso!”.

    S’è smorzata la musica, riaperta la gabbia, ora vedi che scherzo vi faccio!
    Con un balzo son fuori, ma…
    Un momento! Il bastone e quella carne, li, pronta per me
    e già scema il bollore e l’idea di scappare… questo circo ha bisogno di me.

    Hanno suonato:

    Valentina Pira: voce
    Andrea Belmonte: pianoforte
    Ignazio Alayza: viola
    Gabriele Ferdeghini: violoncello
    Erica Mazzacua: violino

  • L’attenzione

    Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

    Fa attenzione a non scambiare l’attenzione con l’affetto,
    disse l’uomo con il doppio petto scuro,
    una lei alla porta, con la gonna corta, un nome in rosso tatuato sopra il piede nudo.

    Sei riuscita bella e fatta bene, lo si vede,
    non c’è cosa che ti sia più inopportuna,
    come la ciambella: malgrado la fattura assai invitante del contorno
    non c’è chi non ne parli per il buco.

    L’attenzione al senso estetico del resto, lo sai bene,
    non c’è dubbio porti la tua firma di Cleopatra persa:
    qualsiasi sia il cognome, il millennio oppure l’ora, per nulla infastidita…

    Tacchi alti come coltelli,
    calze, rete per pescare
    pesci tanto grandi quanto scemi,
    da fidarsi d’abboccare.

    Il dubbio che attenzione fosse infatuazione o peggio mira
    di averti concubina qualche notte,
    ti è venuto spesso, ma gli hai riso addosso, e adesso permaloso ti presenta il conto.

    Hai firmato una tregua momentanea, tu pensavi,
    con l’esercito di sguardi sporchi addosso,
    e li hai tolti spesso dalle spalle come fai con i capelli dalla giacca,
    eppure tante volte t’è piaciuto.

    Bocca sola, seno grande,
    sposerebbe vecchio abbiente.
    Dopo tante vacche grasse
    ora scopri che hai un cervello,
    e non sta nel reggicalze.

    E ne hai pure approfittato, del tuo stare dominante,
    madonna tanto bella in mezzo al gregge,
    ne hai gustato il dolce perché in fondo l’attenzione ricevuta tutto intorno
    è il tuo gridare “esisto” in faccia al mondo.

    Che tu sia ingenua? Forse
    Che tu sia scaltra? Anche.
    Sta di fatto che a vederti trasformata in una bambola dal gioco facile
    ora ti pare inaccettabile.

    Non dovrai cercare poi così distante per trovarlo,
    il mandante che ha deciso il tuo martirio,
    fatti più vicina.

    Hanno suonato:

    Valentina Pira: voce
    Andrea Belmonte: pianoforte
    Valter Bono: batteria
    Valentina Renesto: sassofono

  • Nove metri

    Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

    La mia vita è una scala di corda,
    tanto fragile e instabile che sembra non regga.
    L’avventura è salirla da sola,
    un lusso la cima dove dondolerò tra gli applausi,
    pari agli angeli, tra luci e sogni, nel punto più alto dello chapiteau.

    Nove metri dalla polvere al cielo,
    stanno tra la mia schiena e i tuoi occhi,
    a ogni salto mortale si ferma il respiro del pubblico
    ingordo di me, così pieno di me,
    che ogni notte rincorro un amore su un filo che inizia e finisce dov’è.

    Dall’alto la pista è una ruota,
    la rete un’idea di salvezza illusoria,
    la realtà è che da qui se si cade l’incanto si rompe,
    rialzarsi è questione di cuore e sudore,
    per me, nata tra il cielo e la polvere, è cosa normale la precarietà.

    Ogni sera risalgo la corda,
    tanto alta sul cielo da credermi dio.
    Una presa mancata a scoprirmi di carne,
    tanto stretta dai fili da non potere legarne,
    ma se ho voglia allargo le braccia e le gambe,
    mi arrendo alla rete, sei mio.

    Hanno suonato:

    Valentina Pira: voce
    Andrea Belmonte: pianoforte
    Ignazio Alayza: viola
    Valter Bono: batteria
    Gabriele Ferdeghini: violoncello
    Erica Mazzacua: violino
    Valentina Renesto: sassofono
    Luca Silvestri: ukulele basso

  • Voglio un uomo

    Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

    Voglio un uomo generoso e col cervello d’un attore:
    lui custode, io regina del castello!
    E se fosse pure bello, questa cosa non la nego,
    avrei anche il privilegio di guardarlo,
    tenero e vicino come buon amico,
    per aprirgli senza indugi la mia stanza dei segreti,
    che ascolti tutto quel che gli confido
    ma di quel che non gli dico non s’azzardi a domandare.

    Voglio un principe, un contabile, un poeta o uno zimbello
    a seconda dell’umore del risveglio,
    non è poi così difficile con un po’ di comprensione
    soddisfare di una donna il desiderio.

    Chiedi alle altre donne femmine se gli sembra perdonabile
    questo tuo non saper leggere il pensiero,
    hai parole, mani e occhi, dico “no!” ma tu mi tocchi,
    di cos’altro avrai bisogno, del Bignami?

    Non lo so se c’è,
    un uomo che accontenti tutto quel che pare a me.
    Ma se poi non c’è, m’accontenterò di te.

    Voglio un cucciolo da poter coccolare tra le coltri
    ed un bruto che mi stracci il cuore in petto,
    uno che capisca al volo se quello è il giusto momento
    per portarmi a passeggiare oppure a letto.

    Che mi lasci libertà se ne ho bisogno,
    e perdoni di buon grado un incidente di percorso,
    sono donna, ma pur sempre essere umano, caro mio!
    E l’errore mi avvicina un po’ più a te!

    Non lo so se c’è,
    un uomo che accontenti tutto quel che pare a me
    ma se poi non c’è, m’accontenterò di tre.

    Ma se quello che ricerco non si trova di sti tempi,
    m’accontenterò di quel che da il convento:
    un abbraccio caldo sotto le lenzuola
    e tu, che quando mi vien voglia di parlare resti.

    M’accontento perché in fondo parlo e parlo e voglio e voglio
    e la mia lista delle attese è lunga un giorno,
    odio la tua titubanza e il passo incerto,
    ma ogni volta che ti lascio per la strada poi ti cerco.

    Hanno suonato:

    Valentina Pira: voce
    Andrea Belmonte: pianoforte
    Valter Bono: batteria
    Luca Silvestri: ukulele basso

  • Principesse

    Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

    C’era una volta una dama molto bella,
    ma un pisello sol non le bastò
    per salire in cima al cielo e costruirci un gran castello,
    quindi tre principi azzurri amò.

    Il primo la colpì perché era forte,
    indossava la divisa da gendarme,
    le piacque meno quando ferì a morte un poveretto
    che non le cedette il passo lungo il viale;
    ma quanto amò il secondo, era poeta!
    zampillava sangue a rime in versi sparsi,
    ma per quanto amasse l’arte non si campa con la carta,
    preferì lascialo solo a tormentarsi.

    Il terzo si che fu scelta vincente,
    non poteva dirsi bello né piacevole,
    comprava voti e adepti da fare invidia a un prete,
    fu fatto re, fece di lei regnante.

    Come a dire: tra la forza e la bellezza
    non c’è alcuna discussione, ha la meglio la scaltrezza.

    La ragazza a un galà molto elegante,
    indecisa più sul “chi” che sul “da” farsi,
    s’apposto dal lavandino in fronte al bagno dei maschietti,
    “mi darò”, disse, “a chi lava le mani”.

    Il primo fece presto a entrare e uscire,
    tutto preso da chissà che urgente impegno,
    sopracciglia disegnate stile Mina anni ’70,
    “di sicuro s’è scordato di lavarle”;
    col secondo, poi, le sorse più d’un dubbio,
    era un manager vestito tutto punto,
    perse tempo per specchiarsi quanto Patty Pravo al trucco,
    ma col lavandino parve non distrarsi.

    L’attesa s’allungo più del creduto,
    si alternarono impiegati agli stiliti,
    tolto un monco che era, ahi lui!, fuori di competizione,
    i rubinetti gocciolarono assai tristi.

    Mi dispiace dover dirlo, amica mia,
    ma non sempre l’eleganza rima con la pulizia.

    C’era una volta una dama molto bella,
    ma un pisello sol non le bastò
    per salire fino al cielo e costruirci un gran castello,
    quindi, per monti e mari ancor cercò.

    Hanno suonato:

    Valentina Pira: voce
    Andrea Belmonte: pianoforte

  • Un pagliaccio

    Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

    Vuoi che ti parli di me?
    È più facile a dirsi che a farsi,
    perché ogni volta che tolgo il cerone
    e il trucco scompare macchiando di nero il cotone,
    alzo lo sguardo allo specchio e il volto che scorgo non so di chi è.

    E poi, vuoi sapere dell’uomo o del clown?
    Ne potresti restare delusa,
    dismessi marsina e bombetta
    ritorna la vita, tutt’altro che rosa e perfetta
    e il pagliaccio che s’agita in pista
    è un bipede stanco dentro una roulotte.

    Non sai quante volte ho provato a cambiarli,
    a stirarli alla meglio questi logori panni,
    farne un cesto da portare in fiume, sciacquarli,
    adeguarmi alla normalità.

    Certo, si, ardimentosa è la vita
    di chi cambia ogni giorno paese,
    ma cambiare è rimpianto e fatica
    e un cappello che langue, già vuoto, il diciotto del mese.

    Ho fatto più danni che donne,
    nelle gonne ho iniziato un po’ tardi a inciamparmi,
    zimbello di mamme e bambini
    ché andavo a passeggio tenuto per mano da nonna,
    loro davano calci ai palloni e agli stinchi,
    io da solo parlavo con te.

    “Ninìn studia se vuoi sistemarti!”,
    vita chiama che non puoi sottrarti
    e ti inventi farfalle nel legno,
    tua madre e tuo padre ci vedono tarli.

    Un lavoro, così puoi sposarti,
    con un gioco non puoi mantenerti,
    la valigia già pronta una strada deserta
    e l’idea di rifarsi da sé.

    Cadere a terra per ore,
    quanto studio per fare il buffone,
    una festa che qui è solo un giorno
    anche quando c’è nulla per cui festeggiare…

    Dismetti il completo del lutto,
    abbondi col trucco e la luce va su!

    Ma per nulla al mondo potrei mai riporli
    in un comodo armadio questi scomodi panni,
    è un bisogno, non ho miglior nome
    da dare all’urgenza di dirti che c’è laggiù,
    in fondo a quell’uomo di cui puoi sdegnarti,
    c’è un bambino già pronto a salvarti,
    che ti guarda beffardo rincorrere
    gli obblighi finti di un mondo da grandi corrotti,
    naso rosso, sorriso dipinto,
    è la parte nascosta allo specchio di te.

    Hanno suonato:

    Valentina Pira: voce
    Andrea Belmonte: pianoforte
    Valter Bono: batteria
    Valentina Renesto: sassofono
    Paolo Zuccotti: basso tuba

  • Il lanciatore di coltelli

    Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

    Preceduto da uno sferragliar di lame entra in scena il lanciatore di coltelli:
    naso puntuto, passo lungo, cavallo da dressage; schiena dritta, mani lunghe e polsi snelli.

    Alle dita né fede né anelli, non è uomo da legami stretti.

    La platea, d’un tratto presa da sconcerto,
    si fa tutta quanta un volgere di sguardo,
    come fa il giorno dell’interrogazione, poveretto,
    lo studente reo di non aver studiato.

    Un occhio al direttore, un occhio al pubblico: inizia il numero!

    Ultimo di dodici fratelli che non vede da vent’anni, ne racconta molto poco volentieri,
    vive dentro un bilico argentato con un grosso cano alano, una ballerina e un nano indiavolato.
    Pare non aver rimorso alcuno del suo dualismo cronico che lo vede un giorno falco un giorno guercio,
    tiene stretto sotto braccio il mezzo principe per calarti nelle tenebre o ergerti sul trono.

    Ad esempio:

    Un giorno gli hanno detto ch’era morto un poveretto,
    una notte folle: medicine e coca.
    “Poverino!” ha commentato abbassando la cornetta,
    sistemando nel frattempo lama e ruota,

    “BANCHETTAVA CON LA DROGA!” ha titolato il giorno dopo,
    che la madre e mezza Italia lo piangeva,
    né indulgenza, niente appello,
    che “nessuno l’ha obbligato!”,
    e quel titolo era quel che ci voleva!

    Sono il lanciatore di coltelli,
    taglierò a metà i capelli
    del malcapitato scelto per la ruota,
    lame appuntite come spilli,
    bianchi fogli di giornale
    che trionfano di titoli a sonagli.
    Se non sai come schivarli io non so che cosa farci,
    qui se giri il curo al vento prendi calci,
    ma non escludo un ribaltarsi delle parti,
    se si alzasse tramontana da voltar carte e denari.

    Qualche tempo dopo, a clamore ormai scemato,
    l’attenzione della gente già rivolta ad altre cose,
    d’improvviso folgorato sopra un taxi per Damasco,
    al nostro tornò in mente quella folle notte,

    “sono stato forse incauto, certo un po’ precipitoso”,
    “chiedo venia, sono un istintivo”,
    “ma rimedio presto e subito: nove colonne, un titolo:”,
    “non è stata colpa sua, ve lo dicevo!”

    Il lanciatore di coltelli
    rifarà barba e capelli
    al malcapitato in turno per la gogna,
    fogli appuntiti come denti,
    coccodrilli grigio-verdi ricoperti d’allusioni e di dettagli,
    Vaudeville da quattro soldi per avanzi di bordelli,
    da far spezzar la penna a Pertini e Montanelli,
    carta straccia buona giusto per i carri di Viareggio o per pulirsi il culo in un parcheggio.

    Lo scortano tre uomini fin fuori dalla scena,
    per paura, più che amore, se non sbaglio,
    forse sanno che la carta, specie quella di giornale,
    ben usata procura un gran bel taglio.

    Hanno suonato:

    Valentina Pira: voce
    Andrea Belmonte: pianoforte
    Valter Bono: batteria
    Valentina Renesto: sassofono