All posts in aprile 2016

  • Il rientro da Magie al Borgo (Costa di Mezzate – BG)

    Per la prima volta abbiamo partecipato a Magie al Borgo! Uno dei più longevi ed importanti festival d’arte di strada italiani.

    Sabato l’arrivo è stato un momento di grande convivialità ed amicizia. E’ sempre così. All’arrivo ad un festival si incontrano tante persone nuove e si ritrovano con piacere alcune vecchie conoscenze. A tavola ci si racconta dei progetti e degli ultimi giri di spettacolo.

    piano alluvionatoSubito dopo pranzo siamo andati a montare gli strumenti per il nostro primo spettacolo delle 17.45, previsto nell’anfiteatro dietro il comune, ma…. alle 17.00, mentre mi truccavo in macchina, abbiamo notato alcune persone con l’ombrello aperto. Nel giro di pochi secondi eravamo completamente fradici, cercando di salvare gli strumenti.

    Così, il pomeriggio è finito asciugando la strumentazione sotto i phon della palestra, sede alternativa per gli spettacoli alluvionati. Per noi, comunque, forfait obbligato, vista la condizione dell’attrezzatura.

    Dopo un cambio d’abiti, dal calzino alla mutanda, passando per il jeans… siamo però tornati quasi come nuovi!

    Tutt’altro andazzo ha avuto la domenica!

    13043252_10201890830507933_6518055305685546249_nLa decisione di Lorenzo, direttore artistico del festival, di far allestire alcuni spettacoli in palestra, ci ha regalato un pubblico d’eccezione. La palestra era gremita di gente! Tanti, tantissimi bimbi tutti intorno a noi!

    Gli spettacoli (due, domenica) sono stati accolti molto bene dal pubblico e noi tre ci siamo molto divertiti.

    Tornati a casa, portiamo con noi i sorrisi e la gentilezza dell’organizzazione, l’educazione e l’affetto del pubblico, il sapore dei favolosi Casoncelli e qualche scarpa ancora zuppa.

    Per aspera ad astra, si dice…

    Bè, in questo caso, abbiamo dovuto combattere parecchio sabato, ma siamo stati premiati con una giornata idilliaca, domenica! Va bene così!

    Ora ci si prepara per il prossimo palco, venerdì 29 a Marina di Carrara, da Sgabeus!

  • È online il nuovo sito!

    Le Canzoni da Marciapide

    Grazie alle sapienti mani di Manuel Garibaldi, da alcuni giorni è online il nuovo sito de “Le Canzoni da Marciapiede”.

    Qui troverete le date del tour sempre aggiornate, video e informazioni sugli spettacoli e buona parte delle canzoni dei due dischi che abbiamo finora pubblicato.

    Cercheremo di tenerlo aggiornato quasi quotidianamente, quindi torna a trovarci spesso!

    Buona navigazione!
    Valentina, Andrea e Alice
    Le Canzoni da Marciapiede

  • Oblivio

    Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

    L’ho portata al Circo anche stasera la signora,
    qui nessuno pare farci caso a noi e a quegli occhi di bambina che lampeggiano stranieri dentro un impietoso e onesto viso anziano.
    Nel buio, sotto una volta di stelle bianco latte
    la scaletta si ripete sempre uguale,
    una volta sul cuscino, andrà a aggiungersi all’elenco di quei tanti fatti da dimenticare.

    L’ho portata al Circo anche stasera la signora,
    le ho evitato un’altra visita serale
    dei parenti che le cercano i ricordi con la forza
    con la malattia si ostinano a duellare.
    L’ho portata fuori perché un poco glielo devo,
    con il peso che le fanno sopportare,
    un porto franco dalla pena dell’altrui disperazione,
    un riso o un pianto che non debba spiegare

    Hai visto, Evelina, che belli gli elefanti?
    Chissà quanto tempo ci mettono a insegnargli,
    hop! Un salto dentro un mondo tutto suo,
    che stupido sarei se disturbassi,
    Quel vizio maledetto di svegliare chi si sogna
    e il suo, con gli occhi aperti, è un bel sognare…

    Sopra un filo di pensieri fuori tema dondola,
    vento lieve ne fa danza tra tormento e favola.

    Un giorno, come un quadro che si stacca e non t’avvisa,
    indecisa tra invecchiare senza grazie e senza un grazie,
    guardando dritto in faccia ogni mattina il fallimento
    di un’idea di vita che si fa distante,
    Evelina ha scelto svelta, forse complice il destino,
    di decidersi la storia sul momento,
    proprio li, dove la strada degli eventi si biforca
    tra via “avrei voluto” e “m’accontento”,

    Un elefante nudo danza goffo sulla pista,
    scorre un mondo tutto dietro le pupille,
    ore di giornate perse per lavare ed asciugare
    panni e pianti di mariti e figlie.
    Quante corse per portare altrui bambini a fare cose
    che altrimenti non avrebbero mai fatte,
    al momento del riposo, alla tregua del rifiato
    troppo presto un cielo infame ha fatto notte.

    Una lacrima si fa largo, la tradisce di realtà,
    ma è un momento e un pagliaccio, la riporta dove sta.

    L’ho portata al Circo anche stasera, la signora,
    le regalo un altro giro della pista
    sopra al pony, alla vecchia col sorriso da ragazza,
    una vecchia giostra che le gira in testa,
    l’ho portata al circo, sto correndo un gran bel rischio
    perché a volte si, lei è una roulette russa,
    da quella bocca, capisco sembri cinico sorriderne,
    a volte, non si sa che cosa esca.

    E tu non ci puoi fare che adeguarti,
    Evelina a ruota libera, non sa più comportarsi,
    l’ho vista ai funerali dispensare ilarità,
    l’ho vista ai matrimoni disperarsi.
    Sembra quasi dal suo limbo voler prendere a sassate
    quel castello di cartone dei cliché,
    non le posso dare torto, certo alcuni sposalizi
    fanno disperare un poco pure me.

    Capriola, poi un inchino e il pagliaccio se ne va,
    delicato, sul cuscino, tra i ricordi scivola.

    Hanno suonato:

    Valentina Pira: voce
    Andrea Belmonte: pianoforte
    Erica Mazzacua: violino

  • Niente!

    Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

    Oggi ho visto una signora un po’ in età,
    con un cane in una gonna di lillà
    che abbaiava forte quasi quanto lei.
    Dentro al mare latte, menta e dado Knorr
    di un’aiuola artificiale vista Coop,
    se non fosse per il manto,
    l’uno finto l’altro no,
    ammetto, mi sarei confusa un po’.

    Ché in effetti la signora
    era tutta cinta di una stola gonfia,
    da sembrare panna o schiuma,
    fatta, assai probabilmente,
    d’un volpino inconsenziente,
    parente – o conoscente – di Fifì.

    Ma è anche vero che se stiamo a guardar tutto,
    si può aver tutti ragioni e tutti torto.

    Al Circo non andare, si maltratta l’animale!
    Il cuoio è forte e bello, ma che povero il vitello?
    La carta di quaderno era un albero a sei piani
    che al rombo di una sega è andato giù.

    Se così non posso dire, se cosà non posso fare,
    mi dite voi qual è il corretto agire?

    Niente! Mi fabbrico un difetto di coerenza,
    perché la vita è un furto con destrezza al tempo
    e il cerchio tondo mai non quadrerà! Non quadra…

    Lento, avvolgo il dito al capo di una lenza,
    sperando l’abbondanza di una pesca
    ma è stretto che non mi fa respirar!

    Oggi ho visto un cano alano bianco e blu
    dilettarsi al pianoforte a testa in giù,
    bendato, una zampa di e una no.
    La padrona di Lulù – perché è una lei – dice:
    “L’han bocciata all’esame da deejay”,
    “altrimenti, sa, a quest’ora si era a Ibiza a far fortuna”,
    “e non su un marciapiede a far la Piaf”

    Non è bene costruire una casa dal soffitto,
    e chiunque ti convince del contrario
    mente!

    Si fan più soldi sopra un deficiente,
    che beve tutto quel che gli si ingola
    piuttosto che dar peso ad ogni fiato di parola.
    Non c’è luce più bella di un sorriso,
    se scalpiti cercando il paradiso,
    impara prima a costruirlo qua e ben fatto!

    Sempre, ci provo pure io ma cado in fallo,
    ma il gioco è nello sbaglio, li sta il bello,
    non c’è castello senza drago.

    Alle volte, le signore un po’ in età…

    Hanno suonato:

    Valentina Pira: voce
    Andrea Belmonte: pianoforte
    Valter Bono: batteria
    Valentina Renesto: sassofono

  • L’elefante

    Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

    Un gran numero di ieri da contare tutti in fila,
    il dovere mio di ricordarli tutti,
    siano belli, brutti oppure orribilmente allineati sul normale.
    La memoria può esser dono o gran iattura, io vi dico,
    a seconda da che punto la si guardi,
    mette il dito nelle piaghe che parevano aggiustarsi, riapre i tagli.
    Arranca l’elefante sulle quattro zampe enormi,
    cinto in vita da un tutù da ballerina,
    tanto grosso eppure nulla, non reagisce, non s’incazza,
    purché ci siano fieno e acqua nella stia.
    Gira nella pista assieme a quattro pachidermi,
    le proboscidi legate ad ogni coda,
    come a dire che il ricordo è puro fatto circolare
    e la storia non finisce ma ritorna.

    Così, pazientemente, batto il piede fino a dieci,
    lentamente, che anche un bimbo può contare,
    dieci repliche serali, dieci colpi di rullante, dieci gli anni che qui ho visto già passare.
    Il leone, testa calda, ogni tanto lancia un urlo,
    la fa tragica, monarca decaduto,
    la mia idea è che un buon silenzio possa essere più d’aiuto:
    faccio e taccio, ma qui in testa segno tutto.
    Perché il giorno che verranno a chieder conto di un parere
    al capobranco, al più vecchio del tendone,
    glielo faccio io l’elenco delle cose da aggiustare
    o sarà sciopero, la rivoluzione!
    Anche se, da che ricordi, mai non m’hanno chiesto niente
    salvo d’inchinarmi e mettermi a girare,
    nella testa tengo tutto, memorandum permanente,
    tra me e voi, ormai, è fatto personale.
    Così, pazientemente, batto il piede fino a dieci,
    lentamente, che anche un bimbo può contare:
    dieci repliche serali, dieci colpi di rullante, altri dieci anni lasciati passare,
    dieci repliche serali, dieci colpi di rullante, dieci anni ancora che vi lascio fare
    ancora dieci e dieci colpi, colpi secchi di rullante dieci righe ancora da annotare…

    Hanno suonato:

    Valentina Pira: voce
    Andrea Belmonte: pianoforte
    Valter Bono: batteria
    Valentina Renesto: sassofono

  • Un leone

    Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

    Anche oggi il padrone mi ha dato un tozzo di pane ed è andata la fame,
    e con essa l’idea di scappare che avevo stamani, l’idea di cambiare:
    svestire collare e corona, tornare animale.

    La frusta e la mano del tempo
    hanno fatto che più non mi tema nessuno,
    anche quando ruggisco e m’impenno loro ridono, sanno che mi farò buono,
    caduto da un volo di Pindaro tornerò domo.

    Non godo di buona memoria
    e un grosso elefante, compagno di cella,
    tiene il conto dei calci che ho preso
    quelle volte che ho temuto di saltare il fuoco;
    ho le piaghe alla schiena, la bocca di un vecchio,
    i miei denti non pungono più,
    ma da solo valgo tutto il biglietto,
    sono il re della pista, correte da me!

    I bambini mi guardano e piangono,
    non li muove giustizia o pietà,
    gli hanno detto “il leone è cattivo, se ha fame ti mangia, è questo che fa!”,
    sopra un trespolo schivo un pallone, l’orchestra di slavi mortifica un tango,
    sono un re saltimbanco, non si vede se piango, sul biglietto ho una foto da re.

    Un istinto mi dice che l’alba del grembo volesse un tramonto diverso,
    come un tarlo mi vuota lo stomaco il grido di un “Basta! Ora basto a me stesso!”.

    S’è smorzata la musica, riaperta la gabbia, ora vedi che scherzo vi faccio!
    Con un balzo son fuori, ma…
    Un momento! Il bastone e quella carne, li, pronta per me
    e già scema il bollore e l’idea di scappare… questo circo ha bisogno di me.

    Hanno suonato:

    Valentina Pira: voce
    Andrea Belmonte: pianoforte
    Ignazio Alayza: viola
    Gabriele Ferdeghini: violoncello
    Erica Mazzacua: violino

  • L’attenzione

    Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

    Fa attenzione a non scambiare l’attenzione con l’affetto,
    disse l’uomo con il doppio petto scuro,
    una lei alla porta, con la gonna corta, un nome in rosso tatuato sopra il piede nudo.

    Sei riuscita bella e fatta bene, lo si vede,
    non c’è cosa che ti sia più inopportuna,
    come la ciambella: malgrado la fattura assai invitante del contorno
    non c’è chi non ne parli per il buco.

    L’attenzione al senso estetico del resto, lo sai bene,
    non c’è dubbio porti la tua firma di Cleopatra persa:
    qualsiasi sia il cognome, il millennio oppure l’ora, per nulla infastidita…

    Tacchi alti come coltelli,
    calze, rete per pescare
    pesci tanto grandi quanto scemi,
    da fidarsi d’abboccare.

    Il dubbio che attenzione fosse infatuazione o peggio mira
    di averti concubina qualche notte,
    ti è venuto spesso, ma gli hai riso addosso, e adesso permaloso ti presenta il conto.

    Hai firmato una tregua momentanea, tu pensavi,
    con l’esercito di sguardi sporchi addosso,
    e li hai tolti spesso dalle spalle come fai con i capelli dalla giacca,
    eppure tante volte t’è piaciuto.

    Bocca sola, seno grande,
    sposerebbe vecchio abbiente.
    Dopo tante vacche grasse
    ora scopri che hai un cervello,
    e non sta nel reggicalze.

    E ne hai pure approfittato, del tuo stare dominante,
    madonna tanto bella in mezzo al gregge,
    ne hai gustato il dolce perché in fondo l’attenzione ricevuta tutto intorno
    è il tuo gridare “esisto” in faccia al mondo.

    Che tu sia ingenua? Forse
    Che tu sia scaltra? Anche.
    Sta di fatto che a vederti trasformata in una bambola dal gioco facile
    ora ti pare inaccettabile.

    Non dovrai cercare poi così distante per trovarlo,
    il mandante che ha deciso il tuo martirio,
    fatti più vicina.

    Hanno suonato:

    Valentina Pira: voce
    Andrea Belmonte: pianoforte
    Valter Bono: batteria
    Valentina Renesto: sassofono

  • Nove metri

    Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

    La mia vita è una scala di corda,
    tanto fragile e instabile che sembra non regga.
    L’avventura è salirla da sola,
    un lusso la cima dove dondolerò tra gli applausi,
    pari agli angeli, tra luci e sogni, nel punto più alto dello chapiteau.

    Nove metri dalla polvere al cielo,
    stanno tra la mia schiena e i tuoi occhi,
    a ogni salto mortale si ferma il respiro del pubblico
    ingordo di me, così pieno di me,
    che ogni notte rincorro un amore su un filo che inizia e finisce dov’è.

    Dall’alto la pista è una ruota,
    la rete un’idea di salvezza illusoria,
    la realtà è che da qui se si cade l’incanto si rompe,
    rialzarsi è questione di cuore e sudore,
    per me, nata tra il cielo e la polvere, è cosa normale la precarietà.

    Ogni sera risalgo la corda,
    tanto alta sul cielo da credermi dio.
    Una presa mancata a scoprirmi di carne,
    tanto stretta dai fili da non potere legarne,
    ma se ho voglia allargo le braccia e le gambe,
    mi arrendo alla rete, sei mio.

    Hanno suonato:

    Valentina Pira: voce
    Andrea Belmonte: pianoforte
    Ignazio Alayza: viola
    Valter Bono: batteria
    Gabriele Ferdeghini: violoncello
    Erica Mazzacua: violino
    Valentina Renesto: sassofono
    Luca Silvestri: ukulele basso

  • Voglio un uomo

    Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

    Voglio un uomo generoso e col cervello d’un attore:
    lui custode, io regina del castello!
    E se fosse pure bello, questa cosa non la nego,
    avrei anche il privilegio di guardarlo,
    tenero e vicino come buon amico,
    per aprirgli senza indugi la mia stanza dei segreti,
    che ascolti tutto quel che gli confido
    ma di quel che non gli dico non s’azzardi a domandare.

    Voglio un principe, un contabile, un poeta o uno zimbello
    a seconda dell’umore del risveglio,
    non è poi così difficile con un po’ di comprensione
    soddisfare di una donna il desiderio.

    Chiedi alle altre donne femmine se gli sembra perdonabile
    questo tuo non saper leggere il pensiero,
    hai parole, mani e occhi, dico “no!” ma tu mi tocchi,
    di cos’altro avrai bisogno, del Bignami?

    Non lo so se c’è,
    un uomo che accontenti tutto quel che pare a me.
    Ma se poi non c’è, m’accontenterò di te.

    Voglio un cucciolo da poter coccolare tra le coltri
    ed un bruto che mi stracci il cuore in petto,
    uno che capisca al volo se quello è il giusto momento
    per portarmi a passeggiare oppure a letto.

    Che mi lasci libertà se ne ho bisogno,
    e perdoni di buon grado un incidente di percorso,
    sono donna, ma pur sempre essere umano, caro mio!
    E l’errore mi avvicina un po’ più a te!

    Non lo so se c’è,
    un uomo che accontenti tutto quel che pare a me
    ma se poi non c’è, m’accontenterò di tre.

    Ma se quello che ricerco non si trova di sti tempi,
    m’accontenterò di quel che da il convento:
    un abbraccio caldo sotto le lenzuola
    e tu, che quando mi vien voglia di parlare resti.

    M’accontento perché in fondo parlo e parlo e voglio e voglio
    e la mia lista delle attese è lunga un giorno,
    odio la tua titubanza e il passo incerto,
    ma ogni volta che ti lascio per la strada poi ti cerco.

    Hanno suonato:

    Valentina Pira: voce
    Andrea Belmonte: pianoforte
    Valter Bono: batteria
    Luca Silvestri: ukulele basso

  • Principesse

    Un circo di paese - Le canzoni da marciapiede

    C’era una volta una dama molto bella,
    ma un pisello sol non le bastò
    per salire in cima al cielo e costruirci un gran castello,
    quindi tre principi azzurri amò.

    Il primo la colpì perché era forte,
    indossava la divisa da gendarme,
    le piacque meno quando ferì a morte un poveretto
    che non le cedette il passo lungo il viale;
    ma quanto amò il secondo, era poeta!
    zampillava sangue a rime in versi sparsi,
    ma per quanto amasse l’arte non si campa con la carta,
    preferì lascialo solo a tormentarsi.

    Il terzo si che fu scelta vincente,
    non poteva dirsi bello né piacevole,
    comprava voti e adepti da fare invidia a un prete,
    fu fatto re, fece di lei regnante.

    Come a dire: tra la forza e la bellezza
    non c’è alcuna discussione, ha la meglio la scaltrezza.

    La ragazza a un galà molto elegante,
    indecisa più sul “chi” che sul “da” farsi,
    s’apposto dal lavandino in fronte al bagno dei maschietti,
    “mi darò”, disse, “a chi lava le mani”.

    Il primo fece presto a entrare e uscire,
    tutto preso da chissà che urgente impegno,
    sopracciglia disegnate stile Mina anni ’70,
    “di sicuro s’è scordato di lavarle”;
    col secondo, poi, le sorse più d’un dubbio,
    era un manager vestito tutto punto,
    perse tempo per specchiarsi quanto Patty Pravo al trucco,
    ma col lavandino parve non distrarsi.

    L’attesa s’allungo più del creduto,
    si alternarono impiegati agli stiliti,
    tolto un monco che era, ahi lui!, fuori di competizione,
    i rubinetti gocciolarono assai tristi.

    Mi dispiace dover dirlo, amica mia,
    ma non sempre l’eleganza rima con la pulizia.

    C’era una volta una dama molto bella,
    ma un pisello sol non le bastò
    per salire fino al cielo e costruirci un gran castello,
    quindi, per monti e mari ancor cercò.

    Hanno suonato:

    Valentina Pira: voce
    Andrea Belmonte: pianoforte